Brand reputation: comprendere, analizzare e valorizzare l’immagine aziendale

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La brand reputation è ciò che influenza la fiducia, l’immagine e la credibilità di un’impresa sul mercato: da qui dipendono clienti, collaboratori, partner e opportunità.

La brand reputation è decisiva perché rappresenta la fiducia che clienti, partner e società hanno verso un’azienda. Un’immagine positiva spinge le persone a scegliere quel marchio, anche a parità di prodotto e prezzo, e a essere più tolleranti in caso di errori. Un buon nome aiuta a trattenere i talenti, a rendere l’azienda più attraente per investitori e collaborazioni future. 

Inoltre, oggi la reputazione è anche online. È sbagliato pensare che la comunicazione digitale serva solo a promuovere prodotti o servizi, serve soprattutto a costruire relazione, identità e fiducia. Tutti quindi – dalle grandi industrie, alle piccole imprese, dalle istituzioni fino ai professionisti con partita IVA — devono curare anche la propria presenza digitale. Conoscere questi meccanismi rende più consapevole e più preparato anche chi sta entrando nel mondo del lavoro

Per questo Consorzio Friuli Formazione propone il corso gratuito STRATEGIE DI BRAND REPUTATION rivolto a giovani e adulti disoccupati che vogliono sviluppare competenze utili per lavorare nella settore marketing e comunicazione.

Abbiamo chiesto ad Anna Romanin, esperta di strategie di comunicazione d’impresa e docente del corso, perchè la brand reputation è oggi così importante e strategica.

Anna quali sono gli errori più comuni che le imprese commettono nella comunicazione digitale e che danneggiano la percezione del brand?

A: Uno degli errori più frequenti è la mancanza di coerenza. Molte imprese comunicano il loro brand (o i brand) senza aver definito con chiarezza la propria mission, la vision e il posizionamento. Questo porta ad avere messaggi discontinui, uno stile poco riconoscibile e contenuti che non trasmettono un’identità precisa. Se un’azienda cambia tono di voce da un canale all’altro, utilizza elementi visivi incoerenti o comunica in modo confuso, il pubblico fa fatica a identificarla e a ricordarla. C’è poi il tema dell’ascolto. Molte imprese parlano, ma non ascoltano: ignorano commenti, recensioni, feedback o conversazioni online che potrebbero restituire informazioni preziose sulla percezione del brand. In questo senso la sentiment analysis, sia manuale sia attraverso strumenti automatizzati, diventa essenziale per capire come il pubblico interpreta il messaggio aziendale. 

Perché oggi per un’azienda — anche piccola — è fondamentale curare la propria reputazione online?

A: Oggi più che mai la reputazione è una componente centrale per le imprese (e anche per ciascuno di noi) ed è necessario presidiarla. Mentre nella vita reale è più facile, nella dimensione digitale alle volte sfugge di mano. Ci sono stati tanti casi anche negli ultimi tempi che tutti ricordiamo per la dimensione gigantesca che hanno avuto, su tutti il Pandoro Gate. Questo vale per le grandi imprese, sicuramente più esposte, ma anche per le piccole. Anche una piccola azienda, infatti, viene valutata dal pubblico ben prima di un contatto diretto: sito web, social network, recensioni, commenti e risultati sui motori di ricerca contribuiscono a costruire un’immagine precisa nella mente delle persone. Pensiamo ad una cosa: per scegliere un ristorante in una città sconosciuta usiamo piattaforme e leggiamo commenti, perché non dovremo farlo per i brand? Certo questo accade soprattutto da consumatori, quando cioè acquistiamo un prodotto, ma anche per le imprese B2B è importante. Un potenziale cliente B2B, prima di scegliere un fornitore, spesso cerca informazioni online su sito e LinkedIn, valuta la professionalità percepita. Per un’azienda B2B conta meno la popolarità “social” e di più la costruzione di una reputazione basata su competenza, affidabilità, relazioni e contenuti di valore.

Puoi raccontare un caso in cui una buona gestione della brand reputation ha davvero migliorato i risultati di un business o di un progetto?

A: Su tutti ricordo il caso di Nutella alle prese con l’olio di palma (tra il 2015 e il 2017) e le nocciole turche (2019 e 2025). Ferrero non ha “risolto” i problemi negando le critiche, ma ha difeso la propria reputazione puntando su tre leve. Prima, Ferrero ha fatto leva sulla forza del brand, già molto solido a livello internazionale. Poi ha risposto alle polemiche sull’olio di palma e sulle nocciole turche con argomenti concreti, spiegando le proprie scelte produttive e sostenendo iniziative di responsabilità sociale e di filiera più sostenibile. Infine, ha rafforzato la fiducia con progetti come “Nocciola Italia” sottoscritto da Ferrero Hazelnut Company, il ramo del Gruppo che si occupa della coltivazione e della raccolta di nocciole, e con programmi per una raccolta responsabile delle nocciole, riuscendo così a contenere la crisi senza subire un vero crollo di vendite o di consenso.

Quali competenze concrete acquisiranno i partecipanti per poter collaborare con aziende o per costruire un proprio brand professionale?

A: Ai partecipanti saranno forniti degli strumenti per leggere e interpretare il posizionamento di un’azienda, capire come viene percepita dal pubblico e individuare eventuali punti di forza o criticità.  Saranno fornire informazioni, bibliografia e sitografia per approfondire in autonomia. Partiremo dall’analisi del brand d’impresa nelle sue diverse componenti: mission, vision, marchio, immagine aziendale, stile comunicativo, tono di voce e altri elementi che definiscono la sua identità (e faremo anche un excursus sul personal branding). Poi, uno specialista che mi affiancherà, vedranno come usa delle metriche di analisi per valutare brand awareness e posizionamento.

Grazie Anna per il tuo contributo!

Se vuoi far parte anche tu del gruppo classe, qui sotto alcuni dettagli del corso STRATEGIE DI BRAND REPUTATION:

  • Partenza: 20 aprile 2026
  •  34 ore di formazione online
  • La partecipazione è gratuita
  • Destinatari: disoccupati residenti o il domiciliati in Friuli Venezia Giulia

Le persone disoccupate che non sono ancora in possesso del PAI (Piano di Azione Individuale) possono rivolgersi al Centro per l’impiego della propria zona e richiedere un appuntamento. Una volta inserito il corso nel proprio PAI, si verrà assegnati alla LISTA DI CONVOCAZIONE DEL CORSO; a quel punto il CFF contatterà direttamente i candidati per completare la procedura di iscrizione.

Sono aperte le iscrizioni!

 Per maggiori informazioni: info@friuliformazione.it | Tel. 0432.276400

 
L’attività cofinanziate fondo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), Misura 5, Componente 1, Riforma 1.1, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, nell’ambito del Programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL) della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.